Percorsi turistici abruzzesi: Campofelice e la vetta del costone

Hotel Abruzzo, spendide residenze per le tue vacanze in montagna o al mare.
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Percorsi

 

Vacanza in Abruzzo
Mare, monti, arte e cultura, folklore e gastronomia: questa è la regione Abruzzo. Per la ricchezza e la varietà dei suoi aspetti soddisfa la molteplicità di interessi ed offre una vacanza veramente completa, ricche di continue scoperte, al turista che si appresta a visitarla.

 

Il vallone delle cornacchie e il ghiacciaio del Calderone

Caratteristiche: classica escursione in montagna con medio dislivello (note­vole se si sale al Corno Grande)
Tempo: 3-6 ore di cammino, per un dislivello da 440 a 1100 metri Periodo: da fine giugno a fine settembre
Da non dimenticare:
scarponcini, zaino, borraccia
Per informazioni: rifugio Franchetti (0861) 959634, SIGET (seggiovia) (0861) 959605, Comune di Pietracamela (0861) 955112, Legambiente Scuola Verde - Isola del Gran Sasso (0861) 975825
Punti di appoggio e cucina: alberghi e campeggio a Pietracamela e ai Prati di Tivo. Oltre ai classici piatti di tutta la montagna abruzzese, da non perdere le specialità della montagna teramana, dalle scrippelle alla pecora alla callara

II Gran Sasso, la più alta montagna dell'Appennino, ha un cuore di aspetto dolomitico, fatto di pareti verticali, ghiaioni, creste affilate, vette di difficile accesso. Tra le sue vette più alte, il Corno Grande e il Corno Piccolo, si annida il ghiacciaio del Calderone, unico della penisola e il più meridio­nale d'Europa. Una rarità che si rag­giunge mediante un sentiero un po' faticoso ma assolutamente spettacolare. Quello che sale dai Prati di Tivo e dall'Arapietra attraverso il Vallone delle Cornacchie e l'accogliente rifugio Franchetti, costruito nei primi anni '60 su un terrazzo a 2433 metri di quota dalla sezione di Roma del CAI. Tutta la gita, d'altronde, è un autentico pellegrinaggio nei luoghi e nella storia dell'alpinismo al Gran Sasso. Il frequentato sentiero che entra dall'Arapietra nel Vallone delle Cornacchie, ad esempio, coincide con quello seguito nell'estate del 1794 da Orazio Delfico, giovane gentiluomo teramano che salì al Corno Grande carico di barometri e altri strumenti, emulando così Horace-Bénédict de Saussure, il promotore della prima ascensione al Monte Bianco solo otto anni più avanti. Man mano che si sale, incombono sul sentiero altri luoghi importanti. La lama di roccia che domina la Madonnina e la seggiovia è la cresta Nord-est del Corno Piccolo, percorso facile per gli alpinisti di oggi ma che segnò, nel 1922, una delle prime autentiche arrampicate su roccia del massiccio. La spettacolare parete Est della stessa montagna domina gran parte del sentiero, mostra le sue conformazioni più evidenti come la "Crepa" che la taglia sulla destra e il roccione del "Monolito" proprio sotto alla vetta. Qui hanno lasciato le loro firme gli aquilotti di Pietracamela negli anni '30 poi gli alpinisti romani che negli anni '50 e '60 hanno completato la conquista sistematica del gruppo, infine il gruppo degli arrampicatori del settimo e dell' ottavo grado. Pe rsaperne di più su ogni singola piega della parete, il gestore del rifugio Franchetti è la fonte di informazione migliore. Superato il rifugio anche il più tranquillo degli escursionisti può sentirsi per un giorno alpinista. Il sentiero che sale al Corno Grande richiede l'intervento delle mani sulle ripide rocce che precedeno il passo del Cannone la frequentata via Danesi del Corno piccolo richiede esperienza di alta montagna e piede sicuro. Chi non è certo delle proprie possibilità può affidarsi alle guide alpine di pietracamela e degli altri centri abruzzesi: si tratta di professionisti che hanno la stessa preparazione dei loro colleghi delle Alpi.



percorso

Dal piazzale dei Prati di Tivo (1450 metri) si sale in seggiovia alla cresta dell'Arapietra (1980 metri), splendido belvedere verso il "Paretene" del Corno Grande, la conca di Isola del Gran Sasso e Casale San Nicola e il massiccio dei monti Prena e Camicia. Vicinissimo, incombe il Corno Piccolo. Se la seg­giovia fosse chiusa, non conviene sa­lire accanto a questa, ma seguire dal piazzale la strada che passa accanto al camping "Jarkhun" e termina sul cri­nale della Cima Alta, da cui si sale all'Arapietra con percorso più breve ed assai più panoramico, tenendosi sempre sul crinale. Un evidente sentiero (se­gnavia giallo-rossi del CAI) passa a si­nistra della Madonnina, sale con qualche tornante verso il Corno Piccolo, e poi entra a mezza costa nel Vallone delle Cornacchie. Questo passaggio, il Passo delle Scalette, è facile ma piuttosto aereo, e diventa difficile con la neve. Entrati nel vallone si sale tra enormi massi, si traversa ancora a sinistra, e poi si sale a tornanti sul dosso erboso che divide in due parti il vallone. Dopo un altro tratto tra grossi massi, si arriva al rifugio Franchetti (2433 metri, un'ora dalla seggiovia), straordinario belve­dere sulla dolomitica parete Est del Corno Piccolo, che si alza dall'altro lato del vallone. La zona - come indica il nome - è frequentata da una rumorosa popolazione di gracchi alpini. Il sen­tiero riparte con una salita a mezza costa, oltre la quale un ripido pendio porta alla sella dei Due Corni (2523 metri), ai piedi delle guglie della Punta dei Due e del Campanile Livia, note come le "Fiamme di Pietra". Al di là compaiono la profonda Val Maone e il Lago di Campotosto. Si sale ancora a sinistra, per un sentiero abbastanza faticoso che si alza sul crinale fino alla base delle rocce del Corno Grande. Un tratto obliquo ancora a sinistra porta alle morene alla base del ghiacciaio del Calderone (2680 metri, 0.45 ore dal ri­fugio), nella splendida conca dominata dalle quattro vette del Corno Grande. Per ammirarlo compiutamente, con­viene salire a sinistra al punto più alto delle ghiaie, accanto alle rocce della Vetta Orientale. Chi vuoi raggiungere il "tetto dell'Appennino" deve tornare indietro brevemente, e poi riprendere a salire per il sentiero che supera qualche tratto roccioso (corde fisse, facile ar­rampicata), passa sotto al foro noto come il "Cannone", poi traversa a destra al margine di un pendio di ghiaie. Si sale ancora, con percorso piuttosto faticoso, fino alla cresta sommitale e alla Vetta Occidentale del Corno Grande (2912 metri, 1.30 ore a/r dal ghiacciaio), la più alta del massiccio. Dalla morena, un percorso un po' più ripido e un po' più breve conduce alla Vetta orientale (2903 metri). Maggiore esperienza richiedono invece le vie normali della Vetta centrale, del Torrione Cambi e del Corno Piccolo, e la salita alla Vetta occidentale per i pendii del Calderone. Tutte sono accessibili ad escursionisti accompagnati da una guida alpina. La discesa, per la stessa via, richiede mezz'ora dal ghiacciaio al rifugio, e 0.45 ore da qui alla seggiovia.

Il Ghiacciaio
"Un esteso ripiano circondato da alte rocche che ne formano una maestosa conca... coverta di neve ben solida e ferma... per non ricevere alcuna im­pressione dalle più forti pedate dei Contadini che mi accompagnavano". Così, nel 1794, descriveva il ghiacciaio del Calderone Orazio Delfico, protagonista della prima ascensione al Corno Grande dal versante teramano Balzato all'onore delle cronache nell'estate 1991 per la sua quasi totale sparizione (restava in realtà uno strato di ghiaccio fossile ricoperto dalle pietre), il ghiacciaio del Gran Sasso è anche il più meridionale d'Europa. Si trova tra i 2680 e i 2870 metri circa di quota, ha un'inclinazione media di 26°. Sui fianchi delle vette vicine sono evidenti le rocce levigate dalle quali il ghiacciaio si è ritirato negli scorsi decenni.

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