Hotel Abruzzo, spendide residenze per le tue vacanze in montagna o al mare.
Se siete alla ricerca delle offerte più vantaggiose per trascorrere la vostra vacanza sulle vette più alte dell'appennino, o sulle splendide spiagge dell'adriatico, Abruzzovacanza è ciò che fa per voi offrendo ai suoi utenti una accurata selezione dei migliori hotel abruzzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Percorsi

 

Vacanza in Abruzzo
Mare, monti, arte e cultura, folklore e gastronomia: questa è la regione Abruzzo. Per la ricchezza e la varietà dei suoi aspetti soddisfa la molteplicità di interessi ed offre una vacanza veramente completa, ricche di continue scoperte, al turista che si appresta a visitarla.

 

Tra Rocca Calascio, S. Stefano di Sessanio e Castel del Monte

Caratteristiche: itinerario in auto con varie digressioni a piedi. La zona è ottima per itinerari a cavallo, in mountain-bike e d'inverno sugli sci da fondo
Tempo: mezza giornata è sufficiente per avere un'idea della zona
Periodo: tutto l'anno. L'inverno accresce le sensazioni di isolamento, ma rende spesso neces­sario camminare nella neve per salire a Rocca Calascio
Da non dimenticare:
gli scarponcini sono utili sul terreno sassoso
Per informazioni: Comune di Calascio (0862) 930132, Comune di S. Stefano di Sessanio (0862) 89203, Sessanio Club (Turismo equestre) (0862) 89652, Ufficio Turistico Castel del Monte (0862) 938404, Legambiente L'Aquila (0862) 65806
Punti di appoggio e cucina: alberghi a Castel del Monte e S. Stefano di Sessanio, ristoranti anche a Calascio. La cucina è quella tipica della montagna abruzzese. Caratteristici, sul pianoro di Campo Imperatore, gli spacci di carne che è possibile acquistare e cucinare alla brace sul posto. Rinomate anche le lenticchie di S. Stefano di Sessanio

Al margine dello sconfinato altopiano di Campo Imperatore, affacciati come da un grande balcone naturale sulla piana di Navelli, il Sirente e la lontana Majella, sorgono alcuni dei centri sto¬rici più caratteristici dell'Abruzzo. In poche zone come in questa la simbiosi tra la pietra delle opere dell'uomo e quella di una natura aspra, rocciosa e solenne è totale. Oggi remoto e desolato, paragonato più volte dai viaggiatori del passato a un "piccolo Tibet" nel cuore delle montagne d'Abruzzo, Campo Imperatore è stato nei secoli scorsi un luogo di grande ricchezza. Le greggi che pascolavano da giugno a ottobre sui suoi pascoli, e che poi migravano sui fratturi della tran­sumanza verso il Tavoliere pugliese, erano uno dei grandi patrimoni dell'Abruzzo. Dal tempo dei popoli italici in poi, i pascoli migliori sono stati contesi e difesi, mentre un sistema di norme regolava l'utilizzo dei tratturi. Proprio l'importanza dei tratturi e dei pascoli spiega la presenza, al margine dell'altopiano, di una serie di castelli e di centri fortificati come quelli che suggeriamo di visitare in queste pa­gine. Tra questi il più noto è Rocca Calascio, villaggio in parte diruto a 1450 metri di quota, accanto al quale sono un poderoso castello medievale e un elegante oratorio rinascimentale a pianta ottagonale. Più in basso, sul pendio, sorge l'abitato di Calascio, dove spiccano aicune belle cniese. S. Stefano di Sessanio, poco ad ovest, offre al visitatore l'abitato più integro e caratteristico, stretto intorno a una torre circolare. Come ricordano stemmi ancora presenti sulle mura, nel Cinquecento appartenne alla Firenze medicea. L'ultimo dei tre paesi, Castel del Monte, ha al centro il quartiere for­tificato del Ricetto, con le sue ripide strade a scalinata (le "me"), i suoi archi, le sue belle case di pietra. Tutti di grande suggestione, i tre paesi non esauriscono i motivi d'interesse della zona. Tra un abitato e l'altro, da notare i "campi chiusi" coltivati come in passato a cereali e lenticchie. D'obbligo anche una puntata sul vi­cino altopiano, corredata magari da una passeggiata ai piedi dei monti Frena e Camicia.

percorso

Dalla statale 1 7, che collega L'Aquila con Navelli, la via migliore di accesso ai paesi di Campo Imperatore è la tor­tuosa e pittoresca strada che s'inerpica da Barìsciano verso S. Stefano di Sessanio, cne si raggiunge dopo iO chilometri, il paese (1251 metri) me­rita una passeggiata attenta e una sa­lita alia sommità della torre, recente­mente restaurata: ie chiavi si possono ik hiedereal bar del paese. Belle anche le vecchie case ricche di balconate, Itemmi e altre opere in pietra. In vista di Rocca Calascio, la strada continua a mezza costa fino all'abi­talo di Calascio (1210 metri), posto a balcone verso la Piana di Navelli, la Majella e il Sirente, e dove merita una visita la parrocchiale di San Nicola. Al termine dell'abitato inizia la strada, asfaltata di recente, che sale verso Rocca Calascio. Dove questa è chiusa la una sbarra, si prosegue a piedi sulla strada o sulla ripida mulattiera più a destra, fino al vecchio abitato di Rocca Calascio, molti dei cui edifici sono in corso di restauro. Alla fine si raggiunge il castello, difeso da quattro torri a pianta circolare, e affacciato su un ma­gnifico panorama che abbraccia Campo Imperatore e le vette più alte del Gran Sasso. Poco più in basso è un sor­prendente oratorio cinquecentesco. La parte a piedi della gita si compie age­volmente - visite incluse - in un'ora. Tornati a Calascio, si continua sulla strada che traversa altri caratteristicì campi chiusi e sale a Castel del Monte (1346 metri), il più elevato paese del Gran Sasso. Merita una passeggiata a piedi la parte vecchia dell'abitato (il Ricetto), con le sue viuzze e le sue vec­chie case. Interessante anche la chiesa della Madonna del Suffragio. Di nuovo sulla strada, si può salire da qui all'altopiano di Campo Imperatore, che si raggiunge al suo estremo orien­tale, dove d'inverno sono degli anelli battuti per lo sci da fondo. Interessanti passeggiate a piedi sono possibili nella pineta di Fonte Vetica, verso il Monte Siella noto per le sue stelle alpine (da ammirare e non raccogliere!), oppure in direzione del Vallone della Fornaca e del bivacco Lubrano.

Le lenticchie

I Fenici le mangiavano sotto forma di farina, leggermente abbrustolite. I Romani le preferivano intere, magari insieme ai funghi. Nella nostra tradi­zione, fanno parte da secoli del ce-none di Capodanno insieme al cote­chino e allo zampone. Coltivate nei campi chiusi o in piccoli appezzamenti liberati con fatica dalle pietre, le len­ticchie sono uno dei simboli gastro­nomici dell'Appennino. Più a nord, sui Monti Sibillini, sono celebri quelle di Castelluccio di Norcia. Al Gran Sasso, dire lenticchie significa dire S. Stefano di Sessanio. Le lenticchie di qui - pic­cole, quasi senza buccia, pulite sul tra­dizionale "capistiero" - si mangiano, oltre che con il cotechino, alla pae­sana con aglio, olio e alloro, oppure in zuppe con sagnette o crostoni.
















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