Storia di un territorio selvaggio e del suo poeta e personaggio d'eccezione: Gabriele d'Annunzio

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Vacanza in Abruzzo
Mare, monti, arte e cultura, folklore e gastronomia: questa è la regione Abruzzo. Per la ricchezza e la varietà dei suoi aspetti soddisfa la molteplicità di interessi ed offre una vacanza veramente completa, ricche di continue scoperte, al turista che si appresta a visitarla.

 

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Il primo aggettivo era forte, il secondo era gentile, così si definiva l' abruzzo sui libri di scuola. quando c' era il re e anche dopo, sotto la repubblica. Non c'era ragione di cambiare.Non si poteva trovare di più, in due sole parole, per presentare questa terra dal paesaggio aspro eppure dolcissimo e questa gente provata da millenni di fatica, di miseria e di silenzio, eppure sempre capace di slancio e di tolleranza, come sa chiunque abbia avuto la fortuna di incontrare un amico abruzzese, e da quel giorno di poter contare su di lui. Facile da inquadrare in questo giudizio di sintesi, l'Abruzzo è tuttavia difficile da raccontare e non tanto per la sua lunghissima e troppo spesso tragica storia quanto perchè è continuamente, sorprendentemente diverso in tutto: scenari, risorse, risposte alle domande del vivere. Noi abbiamo cercato di fermare, in parole ed immagini, appena qualche aspetto: ma con la speranza che molti possono conoscerlo, almeno un poco di più.

IL Personaggio storico: Gabriele D'annunzio
Da Pescara a Guardiagrele sulle orme del Vate

"Le mura di Pescara l' arco di mattone, la chiesa screpolata, la piazza coi suoi alberi patiti, l'angolo della mia casa negletta. E' la piccola patria". In questa "piccola patria" il 12 marzo 1863, nacque Gabriele d'Annunzio, che così la descrive sulle pagine del Notturno. Oggi è rimasto soltanto il palazzo avito in via Manthonè, da dove prende il via il nostro viaggio attraverso alcune città abruzzesi legate alla figura e all'opera letteraria dello scrittore. Dalla casa, dove è allestita una mostra che rievoca i momenti essenziali della vita del Vate, si passa all' antica pineta e da qui a Francavilla: Il conventino Michetti (dimora e studio del pittore) racconta ancora la l'affascinante storia che, nell' ultimo vent'ennio dell'Ottocento, ne fece un centro tra i più attivi della cultura italiana. Tra gli artisti che d'estate confluivano a Francavilla a Mare vi era anche il giovane d'Annunzio il quale spesso si rifugiava nella quiete del conventino per ritrovare ristoro e conforto ai suoi tormenti sentimentali e finanziari. Si va ancora a sud, e si raggiunge Ortona. Qui nell'estate del 1897, il poeta si presentò candidato (proprio epr quel collegio) alle elezioni generali ed ebbe la meglio sull'avvocato repubblicano Carlo Altobelli. Inoltre ad Ortona D'Annunzio era legato anche perchè la città diede i natali a sua madre, Luisa De Benedictis. "Non voglio più andare via di qui, mamma Luisetta", ricorda nel libro segreto. Lasciandosi Ortona alle spalle e riprendendo l'"Adriatica", il turista si ritrova a contemplare un panorama d'incomparabile bellezza. Verso San Vito Chietino, la strada fiancheggia l'eremo dove tra l'estate e l'autunno del 1889 si consumò la storia d'amore tra il poeta e Barbara Leoni. E in quella stessa dimora D'Annunzio ambientò il romanzo autobiografico Il Trionfo della morte, scitto nel 1894. Idealmente condotto dalle pagine di questo libro, il viaggiatore arriva, così, in altre due località del chietino. A sud, Casalbordino con il santuario della Madonna dei Miracoli che oggi non è più la chiesa "Massiccia, di architettura volgare, disadorna" descritta nel trionfo, e dove ancora si rinnovano i pellegrinaggi che certo non hanno quel carattere "meraviglioso e terribile, inopinato dissimile ad ogni aggregazione già veduta di cose e di genti". Proseguendo verso l'interno, come a voler stringere in un unico abbraccio colline e montagne, ecco apparire Guardiagrele dove, nel romanzo, è ubicata la casa paterna del protagonista. Poi ancora mezz' ora di automobile verso i colli litoranei e si raggiunge Chieti. Qui il 23 giugno 1904, d'annunzio assistette, al teatro Maruccino, alla prima abruzzese della Figlia di Iorio. L'indomani, per ringraziare della cittadinanza onoraria che gli era stata concessa, donò al comune il manoscritto dell'opera "perchè sia serbato nell'ardua città che contempla la montagna incrollabile e riceve il soffio mutevole del mare".

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